Le case difficili: perché alcuni immobili richiedono una strategia completamente diversa

Le case difficili: perché alcuni immobili richiedono una strategia completamente diversa

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Le case difficili: perché alcuni immobili richiedono una strategia completamente diversa

Non esistono soltanto case facili o difficili da vendere. Esistono immobili che il mercato comprende immediatamente e altri che, per trovare il proprio acquirente, hanno bisogno di essere interpretati, posizionati e raccontati in modo diverso.

Nel mercato immobiliare c’è un errore piuttosto comune: pensare che la stessa strategia possa funzionare per qualunque proprietà.

Fotografie, pubblicazione sui principali portali, una descrizione accurata, qualche campagna promozionale e poi l’attesa delle richieste.

Per molti immobili può essere sufficiente. Per altri, decisamente no.

Ci sono case che incontrano quasi naturalmente le aspettative del mercato: hanno una posizione riconoscibile, una distribuzione degli spazi contemporanea, caratteristiche ricercate e un prezzo facilmente confrontabile con quello di immobili simili.

Poi esistono le altre.

Quelle che definiamo, forse con troppa semplicità, “case difficili”.

Quando una casa diventa difficile da vendere

Una casa raramente è difficile in senso assoluto. Più spesso è difficile da collocare all’interno delle aspettative prevalenti del mercato.

Può trovarsi in una strada poco conosciuta, avere una distribuzione interna figlia di un’altra epoca, essere al piano terra quando la maggior parte delle richieste sembra orientarsi altrove oppure richiedere lavori che non tutti gli acquirenti sono disposti ad affrontare.

In altri casi il limite è meno evidente. La casa può essere piacevole, ben mantenuta e perfino interessante, ma avere un prezzo che la mette in competizione con immobili percepiti dal pubblico come più desiderabili.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Non necessariamente dalla qualità dell’immobile, ma dalla distanza tra ciò che la casa offre e ciò che il mercato si aspetta di trovare a quel prezzo.

Quando questa distanza aumenta, continuare semplicemente a pubblicizzare di più raramente risolve la situazione.

Il rischio della strategia standard

Quando un immobile arriva sul mercato e le richieste tardano ad arrivare, la reazione più immediata è spesso aumentare la visibilità.

Più portali, più sponsorizzazioni, più fotografie, magari qualche ritocco alla descrizione.

Ma la visibilità non corregge un problema di posizionamento.

Anzi, in alcuni casi rischia di amplificarlo.

Un immobile può raccogliere migliaia di visualizzazioni e pochissime visite. Oppure ricevere numerose richieste di informazioni che non si trasformano mai in un appuntamento. Ancora più significativo è il caso delle case visitate molte volte senza che nessuno arrivi realmente vicino a formulare una proposta.

Sono segnali diversi, ma raccontano spesso la stessa cosa: il mercato sta vedendo la casa, semplicemente non la sta scegliendo.

A quel punto la domanda non dovrebbe essere soltanto “come possiamo farla vedere di più?”, ma soprattutto “la stiamo mostrando alle persone giuste e nel modo giusto?”.

Ogni casa ha il proprio mercato

Una delle convinzioni più fuorvianti nella vendita immobiliare è che una casa debba piacere al maggior numero possibile di persone.

Non è necessariamente così.

Una proprietà con caratteristiche molto trasversali può certamente rivolgersi a un pubblico ampio. Ma quando un immobile presenta elementi particolari, allargare indiscriminatamente il pubblico può essere meno efficace che restringerlo.

Un piano terra con uno spazio esterno importante, per esempio, potrebbe essere poco interessante per chi considera imprescindibile la luminosità di un piano alto, ma molto più attraente per chi cerca continuità tra interno ed esterno, comodità di accesso o una casa adatta alla presenza di animali.

Una distribuzione interna poco contemporanea può rappresentare un limite per qualcuno e diventare un’opportunità per chi desidera ripensare completamente gli ambienti.

La strategia cambia quando smettiamo di domandarci perché una casa non piaccia a tutti e iniziamo a chiederci a chi potrebbe piacere davvero.

Le criticità non vanno nascoste. Vanno governate.

Esiste poi un altro aspetto particolarmente delicato.

Quando una casa presenta una caratteristica potenzialmente penalizzante, la tentazione può essere quella di minimizzarla nella comunicazione. È comprensibile, ma raramente è una buona strategia.

L’acquirente la scoprirà comunque.

Durante la lettura della planimetria, alla visita, attraverso la documentazione o semplicemente entrando nell’immobile.

Una comunicazione immobiliare efficace non consiste nel trasformare un limite in qualcosa che non è. Consiste nel fornire al potenziale acquirente gli elementi corretti per comprenderlo all’interno dell’insieme della proprietà.

Una strada interna può significare minore immediatezza, ma anche maggiore riservatezza. Una casa da ristrutturare richiede un investimento, ma può offrire una libertà progettuale che un immobile appena rinnovato non concede. Un piano terra ha caratteristiche diverse da un attico: cercare di presentarli nello stesso modo non avrebbe molto senso.

La credibilità nasce anche da questo equilibrio.

A volte meno visite significano una strategia migliore

Può sembrare un paradosso, ma uno degli effetti di un corretto riposizionamento è spesso la diminuzione del numero delle visite.

Ed è un buon segnale.

Ci è capitato di lavorare su immobili che inizialmente producevano interesse apparentemente soddisfacente: molte visualizzazioni, richieste di informazioni, qualche appuntamento. Il problema era ciò che accadeva dopo.

Nulla.

In uno di questi casi, un’abitazione al piano terra, situata in una strada interna e con una distribuzione degli ambienti non particolarmente contemporanea, continuava a essere proposta attraverso caratteristiche troppo generiche.

Abbiamo cambiato prospettiva.

Il pubblico è stato ridefinito, la comunicazione è diventata più selettiva e gli spazi esterni hanno assunto un ruolo centrale nel racconto della proprietà.

Le visite sono diminuite.

Ma sono diventate molto più coerenti.

Ed è arrivata una proposta.

Questo è uno degli aspetti meno intuitivi del nostro lavoro: l’obiettivo non è necessariamente portare più persone dentro una casa. È aumentare la probabilità che entrino quelle giuste.

Il prezzo rimane parte della strategia

Naturalmente esiste una variabile che nessun racconto può ignorare: il prezzo.

Il marketing immobiliare può migliorare la percezione di una proprietà, mettere in evidenza caratteristiche poco comprese e raggiungere un pubblico più coerente. Ma non può creare artificialmente un valore che il mercato non riconosce.

Anzi, più un immobile presenta caratteristiche selettive, più il posizionamento economico diventa importante.

Perché l’acquirente farà inevitabilmente dei confronti.

E se allo stesso prezzo trova alternative che rispondono meglio alle sue priorità, la scelta diventa prevedibile.

Per questo la valutazione di una casa complessa non dovrebbe limitarsi alla semplice comparazione dei metri quadrati. Occorre comprendere quale sia il suo reale bacino di domanda e quali alternative quel pubblico possa acquistare nello stesso momento.

È una differenza sottile, ma fondamentale.

Vendere una casa difficile significa prima di tutto comprenderla

Gli immobili più complessi hanno una caratteristica interessante: costringono a ragionare.

Non permettono scorciatoie.

Richiedono di analizzare il prezzo, il pubblico, la concorrenza, la presentazione, la documentazione e persino il modo in cui viene organizzata una visita.

A volte occorre intervenire sulla casa. Altre volte sulla comunicazione. In altri casi sul prezzo. Molto spesso su più elementi contemporaneamente.

Ed è probabilmente questo il punto centrale: una casa difficile non ha bisogno di più marketing. Ha bisogno di un marketing più preciso.

Il punto di vista di LT Immobili & Design

Nel nostro lavoro gli immobili meno immediati sono spesso anche quelli professionalmente più interessanti.

Perché impediscono di procedere per automatismi.

Ci obbligano a osservare la proprietà con gli occhi del mercato, a comprenderne i limiti senza esserne condizionati e, soprattutto, a individuare ciò che può renderla desiderabile per un pubblico specifico.

Non crediamo che ogni casa debba essere raccontata nello stesso modo, perché ogni immobile entra sul mercato con una storia, un pubblico e una concorrenza differenti.

Ed è proprio quando una proprietà sembra più difficile da vendere che la strategia smette di essere un dettaglio.

Diventa parte della vendita stessa.

Perché, alla fine, c’è una differenza sostanziale tra mettere una casa sul mercato e costruire le condizioni perché il mercato la scelga.

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